
Mi pare fosse Tolstoi, in Anna Karenina, a scrivere che “Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo” e a confermare la bontà della frase occorre questo ENNESIMO filmone di Koreda-San, che racconta le 24 ore di un gruppo familiare incapace a sanare le ferite profonde inferte dall’evento luttuoso e a colmare le distanze che aumentano mano a mano che le persone intraprendono il proprio personale cammino nella Vita.
Un film italiano dello stesso genere (shomingeki, per la precisione), girato dal Muccino di turno, risolverebbe tutto in chiassose e isteriche piazzate magari recitate in dialetto, qui, nel regno della civiltà e della sobrietà, si risolve il tutto con pochi dialoghi essenziali e sequenze bellissime ed epifaniche (la visita al cimitero, la farfalla gialla). Dal cast, eccelso, nota per Hiroshi Abe, che da anni associo mentalmente all’esilarante Thermae Romae, anche se ha interpretato moltissimi ruoli seri e drammatici (del resto, era sublime anche in Ritratto di famiglia con tempesta).