SI ALZA IL VENTO

Con Si alza il vento, Miyazaki compie un gesto radicale: abbandona il fantastico per abbracciare il reale, depone creature immaginarie e mitologie ecologiche per narrare, con sorprendente pudore, la propria storia e quella del Giappone del Novecento. Il cielo, da luogo di sogno, diviene così teatro di incubo: l’aviazione non è più simbolo di libertà ma strumento di distruzione. L’immaginazione ingegneristica di Jirō, protagonista ispirato a Jirō Horikoshi, è tragicamente contaminata dal destino bellico del suo aereo.
Si alza il vento è un’opera crepuscolare, lucida e amarissima, in cui si intrecciano autobiografia e storia collettiva, amore e perdita, sogno e rovina. È un film intriso di realismo ozuiano, spiritualmente affine a Una tomba per le lucciole di Takahata, in cui la guerra non è più sublimata ma guardata negli occhi. L’amore tra Jirō e la fragile Nahozo, vissuto in un’oasi sospesa, evoca la delicatezza tragica di Mizoguchi, lontanissimo dai consueti echi fiabeschi di Ghibli.
Tecnicamente raffinato, pur senza la sontuosità pittorica di altri titoli, il film si distingue per la ricercatezza del design meccanico e la potente resa emotiva del terremoto di Kantō. Le musiche di Joe Hisaishi accompagnano questo commiato lirico, che è insieme testamento artistico, riflessione sul prezzo della creatività e sulla catastrofica deriva dell’uomo.
Miyazaki, con questa parabola esistenziale, congeda il suo pubblico non con una favola ma con una verità dolente. Il vento che si alza non invita più a vivere, ma a comprendere.

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