Potentissimo! Conferma il talento di Julia Ducournau, che si era fatta notare qualche anno fa con l’interessante Raw – Una cruda verità. Stavolta è tutto elevato al diapason, con i primi venti minuti, assolutamente eccezionali sono ogni punto di vista (ma che potrebbero far fuggire qualcuno dalla sala), che fungono da antipasto ad un pranzo al tempo stesso luculliano e indigesto, in cui l’autrice mette dentro un po’ di tutto dal sesso all’ultraviolenza, dal titanio all’olio motore, dal miglior Cronenberg al più folle Carax, conferendo al mix quel tanto di originalità sufficiente a renderlo memorabile. Visto chi c’era in giuria a Cannes, non mi stupisce che abbia vinto la Palma d’Oro, anche se non sono sicuro che meriti il titolo di miglior film in concorso (di certo quello più “visionario”, termine che per una volta ha senso utilizzare). Assolutamente fuori parametro le performance di Agathe Rousselle, che ricorda il Malcolm McDowell di Arancia Meccanica, e quella, meno “spettacolare” ma altrettanto solida di un Vincent Lindon caricato a molla. Visione spesso faticosa, ma interessante.