
Interessante dramma rural-sociologico con un pizzico di thriller, ammantato da un pessimismo cosmico che giusto nel finale riesce a trovare un vago anelito, se non di speranza almeno di “giustizia”. Il tema ambientale che fa da sfondo alla vicenda è quanto mai attuale e ancora di più il pragmatico realismo che azzera ogni forma di “inclusione”e conferma che si è sempre (o spesso) “stranieri” a casa di qualcun altro, con tutte le conseguenze del caso. Sorogoyen costruisce il film come un duello continuo, quasi immobile ma sempre sul punto di esplodere. Le montagne brulle della Galizia, le fattorie isolate, i bar di paese e le strade deserte evocano apertamente il linguaggio del western, ma privato di qualsiasi romanticismo. Ogni dialogo sembra una minaccia trattenuta, ogni inquadratura comunica una violenza imminente che però il regista sceglie quasi sempre di reprimere invece che mostrare apertamente. È proprio questa sottrazione a rendere As bestas così angosciante.Il grande merito del regista è però quello di non trasformare mai il film in puro spettacolo della violenza. Anche quando il conflitto si radicalizza, la regia resta lucida, trattenuta, quasi glaciale. La tensione non viene liberata subito ma compressa progressivamente, lasciando lo spettatore in uno stato di continua inquietudine. E quando il film cambia improvvisamente prospettiva nella seconda parte, spostando il centro emotivo del racconto, emerge con ancora più forza il tema del “fuori campo”: tutto ciò che resta invisibile, non detto, irrisolto.Un paio di sequenze e la grandiosa performance del cast si fanno ricordare.
2 pensieri su “AS BESTAS”