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Corea, anni ’70: un regista irriso per la scarsa qualità dei suoi film decide di cambiare improvvisamente il finale della sua ultima opera, ancora in lavorazione, e avrà due giorni per evitare la censura, gli scazzi della produzione e le bizze del suo variegato cast…
Ennesimo saggio di bravura di Kim Ji-woon, che firma uno splendido esempio di “cinema sul cinema”, spesso esilarante e graziato da una ricostruzione storica e attenzione ai dettagli fuori del comune. Impagabile la folle galleria di casi umani che il regista (Song Kang-ho, sempre perfetto) si trova a dover dirigere e spassosa la caratterizzazione di tutti i personaggi (a cominciare dalla produttrice invasata). Grandioso anche il film in bianco e nero “girato nel film”, un “melodramma horror” pieno di passioni, tradimenti e delitti, che funge anche da lezione di storia del cinema relativo alle produzione della Golden Age coreana del periodo ’50-’70.

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