
Ennesimo saggio di bravura di Kim Ji-woon, che firma uno splendido esempio di “cinema sul cinema”, spesso esilarante e graziato da una ricostruzione storica e attenzione ai dettagli fuori del comune. Impagabile la folle galleria di casi umani che il regista (Song Kang-ho, sempre perfetto) si trova a dover dirigere e spassosa la caratterizzazione di tutti i personaggi (a cominciare dalla produttrice invasata). Grandioso anche il film in bianco e nero “girato nel film”, un “melodramma horror” pieno di passioni, tradimenti e delitti, che funge anche da lezione di storia del cinema relativo alle produzione della Golden Age coreana del periodo ’50-’70.