
2200: una investigatrice privata (umana) e un robot clone del suo partner defunto devono rintracciare, tra la Terra e Marte, colonizzato da anni, una hacker di androidi…
Ennesima conferma dello splendido stato di forma dell’animazione francese e gran mix fra thriller+sci-fi+cyberpunk, che, pur attingendo a piene dai classici live action del genere (Matrix, Blade Runner, Akira, Io, Robot) mostra un’identità personale precisa e apprezzabile. Il film affronta temi classici del genere – l’intelligenza artificiale, il rapporto tra uomo e macchina, il potere delle corporazioni, la manipolazione delle coscienze e il controllo sociale – ma lo fa con una lucidità che richiama la grande fantascienza sociopolitica degli anni Settanta. Dietro la spettacolarità visiva si nasconde infatti una riflessione inquietante su un futuro che appare sempre meno ipotetico e sempre più plausibile. Animazioni fluide, chara intrigante, ottimo doppiaggio originale (Léa Drucker e Mathieu Amalric, tanto per dire), finale “umanista” strepitoso. È un film colto ma accessibile, derivativo ma mai imitativo, spettacolare senza rinunciare alla riflessione. Un’opera che dimostra come l’animazione possa ancora essere terreno privilegiato per immaginare il futuro e, al tempo stesso, interrogare criticamente il presente. Incredibile che non sia stato nominato agli Oscar dell’anno scorso.