
Teona Strugar Mitevska aveva diretto uno dei migliori film degli ultimi anni, Dio è donna e si chiama Petrunya, quindi l’attesa per questo era spasmodica. Stavolta il risultato è buono ma non ottimo. Il twist su cui regge il film (che ha peraltro un forte impianto teatrale, visto che si svolge nello stesso luogo nell’arco di una giornata) viene svelato subito, facendo perdere un po’ di suspense alla storia, che manca quasi del tutto di quella vena folle e grottesca che aveva caratterizzato la sua prima opera. Resta comunque un film godibile, specie nella prima parte, nettamente più coesa e convincente, ma il macrotema protagonista (le dolorose ferite, mai del tutto rimarginate, della guerra civile in Jugoslavia) è stato sviluppato meglio altrove. Ottimo il cast, regia funzionale ma senza picchi.