DIO E’ DONNA E SI CHIAMA PETRUNYA

God Exists, Her Name Is Petrunya parte da una tradizione religiosa ortodossa profondamente radicata per trasformarla in una riflessione apertamente politica e femminista sul patriarcato contemporaneo. Diretto da Teona Strugar Mitevska e presentato in concorso alla Berlin International Film Festival, il film ruota attorno al rituale dell’Epifania ortodossa: un sacerdote lancia un crocifisso in acqua e decine di uomini si tuffano per recuperarlo, in una prova di forza e virilità sancita dalla tradizione religiosa. L’equilibrio si spezza quando a prendere la croce è Petrunya, donna disoccupata, sovrappeso, laureata in storia e completamente fuori dagli standard sociali imposti dal contesto patriarcale in cui vive. Da quel momento ciò che dovrebbe essere considerato un diritto diventa improvvisamente un “furto”, perché il gesto della protagonista manda in crisi un’intera struttura culturale costruita sull’esclusione femminile. Il film non cerca mai ambiguità o mediazioni: è un’opera esplicitamente schierata, che denuncia senza esitazioni la subordinazione delle donne nella società macedone. Attorno a Petrunya si muovono altre figure femminili emblematiche: la madre, simbolo di una tradizione opprimente e interiorizzata; e la giornalista che segue il caso, incarnazione di uno sguardo più moderno e razionale, quasi alter ego della stessa regista e del pubblico occidentale. Interessante anche il contrasto continuo tra arretratezza e modernità: nei commissariati si usano ancora vecchie macchine da scrivere mentre il video della vicenda diventa virale online, mostrando un paese sospeso tra passato e presente. Il tono alterna dramma sociale, satira e momenti volutamente grotteschi, accentuando l’assurdità della situazione. Nonostante qualche eccesso stilistico, resta un’opera sincera e provocatoria, capace di usare un piccolo episodio locale per parlare di religione, potere, identità femminile e resistenza culturale in una società ancora profondamente segnata dal dominio maschile.

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