RAPITO

Nel 1858, nel quartiere ebraico di Bologna, i soldati del Papa irrompono nella casa della famiglia Mortara. Per ordine del cardinale, sono andati a prendere Edgardo, il loro figlio di sette anni. Secondo le dichiarazioni di una domestica, ritenuto in punto di morte, a sei mesi, il bambino era stato segretamente battezzato. La legge papale è inappellabile: deve ricevere un’educazione cattolica…
Capolavoro, poco da aggiungere.
Bellocchio, a 83 anni, martella la Chiesa (e la religione tutta, a ben vedere) raccontando una storia incredibile, con il suo stile unico e inimitabile. Tutto eccelso: la regia, che regala sequenze visivamente e emotivamente potentissime (il Cristo “schiodato” che prende e se ne va una volta sceso dalla croce, il Papa sottoposto a circoncisione), il cast, in stato di grazia (mostruoso Paolo Pierobon nei panni di Pio IX, rappresentato come un fanatico integralista, incredibile Fausto Russo Alesi (memorabile Cossiga in Esterno Notte) nei panni del padre del giovane, ma sono tutti bravissimi, ragazzino compreso), lo script, asciutto e tagliente nella sua furia iconoclasta e nel conferire tridimensionalità a tutti i personaggi.

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