
Candidato all’Oscar 2024 per l’Australia, che continua meritoriamente a promuovere titoli “non anglosassoni”, Shayda rientra appieno in quello che oramai è un sottogenere specifico, ma, proprio come il recente e riuscito Inshallah A Boy, funziona grazie alla sapiente caratterizzazione dei personaggi, protagonista in primis, e ad uno script che non scade mai nel melodramma, riuscendo al tempo stesso a raccontare con efficacia una storia di coraggio e resilienza. Ottimo il cast, a cominciare dalla fantastica Zar Amir Ebrahimi, che firma un’altra performance memorabile dopo quella, sontuosa, di Holy Spider.