SUZUME

Il miglior film di Makoto Shinkai, ma anche una mezza occasione mancata. Stavolta lo script riesce a tenere il punto alla perfezione fino a 2/3 del film, poi, come spesso, pardon, sempre, capita all’autore, si scovola nel melodramma e nel sentimentalismo autoindulgente (accentuato dal pessimo doppiaggio italiano, immagino), salvo però riprendersi con un bel finale “scintoista”, ad alto tasso di emotività, ma genuina e non posticcia.
L’idea di parlare apertamente dei terremoti, flagello naturale con i quali i nipponici hanno oramai stretto un rapporto simbiotico, è molto coraggiosa e alcune sequenze sono concettualmente e visivamente eccezionali (quella dei cari che si salutano ogni giorno al mattino, dando per scontato che si poi effettivamente si ritorni a casa alla sera, tutta la parte ambientata a Tokyo), peccato che Shinkai non riesca mai del tutto a scrollarsi di dosso le scorie dei film che lo hanno reso famoso.

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