
L’idea di parlare apertamente dei terremoti, flagello naturale con i quali i nipponici hanno oramai stretto un rapporto simbiotico, è molto coraggiosa e alcune sequenze sono concettualmente e visivamente eccezionali (quella dei cari che si salutano ogni giorno al mattino, dando per scontato che si poi effettivamente si ritorni a casa alla sera, tutta la parte ambientata a Tokyo), peccato che Shinkai non riesca mai del tutto a scrollarsi di dosso le scorie dei film che lo hanno reso famoso.