
La sezione “capolavoro” è la seconda, quella sullo yacht, ma tutto il film è molto più sociale e politico di quanto l’aspetto grottesco e smaccatamente rivoltante faccia credere. Si comincia coi soldi (e la moda/social/etc.), si prosegue con la lotta di classe e si termina, molto coraggioso di questi tempi, con una rappresentazione del matriarcato di inaudita ferocia iconoclasta: il potere e la relativa gestione, corrompe tutti, sempre, ovunque. Forse c’è una mezz’ora di troppo, col terzo segmento un po’ tirato per le lunghe, ma per il resto quest’inno alla misantropia è perfettamente riuscito, regia inventiva, cast ottimo (terribile la morte prematura a soli trentadue anni di Charlbi Dean, davvero bella e brava), script al bacio. Certo, fa pensare il fatto che film del genere erano quasi la norma nel cinema italiano negli anni ’70, visto che Ostlund pesca a piene mani dalle opere di Marco Ferreri, Lina Wertmüller e Luciano Salce, ma tant’è. Strapromosso e sicuramente nella top 10 del 2022.
IN DEN WOLKEN!