
Valido ma prevedibile biopic, utile come ulteriore mattone per la costruzione dell’oramai lanciatissima carriera di Timothée Chalamet, qui davvero efficace e credibile (e doppio kudos se le canzoni le canta davvero lui senza supporti di IA et similia), ma lontano dall’originalità di Io non sono qui o dalla precisone documentale di Don’t Look Back. Ottima la ricostruzione storica, validissimo il cast a supporto (Norton, Fanning, la bravissima Monica Barbaro nei panni della Baez) ma poca originalità nella messa in scena, che segue pedissequamente i primi anni di carriera dell’artista, offrendo un gradevole ma forse troppo asettico spaccato del clima politico, sociale e musicale di quel periodo. Mangold si conferma regista magari non geniale o visionario (almeno stavolta, certo Logan e Ford v Ferrari gli sono riusciti meglio) ma sempre affidabile e competente e chissà, il fascino di Chalamet potrebbe creare una nuova generazione di Bob-Dylaniani…