A COMPLETE UNKNOWN

1961: un giovane e completo sconosciuto, Bob Dylan, arriva a NY per conoscere il moribondo Woody Guthrie, di cui è grande fan e suonargli una canzone che ha composto in suo onore. All’esibizione assiste per puro caso anche un altro cantante folk, Pete Seeger, che, impressionato dalla performance, lo introduce nel suo universo musicale…
Valido ma prevedibile biopic, utile come ulteriore mattone per la costruzione dell’oramai lanciatissima carriera di Timothée Chalamet, qui davvero efficace e credibile (e doppio kudos se le canzoni le canta davvero lui senza supporti di IA et similia), ma lontano dall’originalità di Io non sono qui o dalla precisone documentale di Don’t Look Back. Ottima la ricostruzione storica, validissimo il cast a supporto (Norton, Fanning, la bravissima Monica Barbaro nei panni della Baez) ma poca originalità nella messa in scena, che segue pedissequamente i primi anni di carriera dell’artista, offrendo un gradevole ma forse troppo asettico spaccato del clima politico, sociale e musicale di quel periodo. Mangold si conferma regista magari non geniale o visionario (almeno stavolta, certo Logan e Ford v Ferrari gli sono riusciti meglio) ma sempre affidabile e competente e chissà, il fascino di Chalamet potrebbe creare una nuova generazione di Bob-Dylaniani…

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