
Teenager impasticcato usa l’auto del papi per andare a una festa ma si imbatte in una donna scappata da un ospedale e braccata da non meglio precisate squadre di sicurezza, che si taglia la gola e lo infetta col suo sangue…Girato interamente in un unico piano sequenza, MadS trasforma quella che potrebbe apparire come una semplice dimostrazione di abilità tecnica in un elemento essenziale della narrazione. A differenza di molte opere che ricorrono a questa soluzione per puro virtuosismo, David Moreau sfrutta la continuità della ripresa per immergere lo spettatore nel viaggio allucinato dei protagonisti, costruendo un’esperienza visiva e sensoriale in cui realtà e percezione finiscono progressivamente per confondersi.
La complessa preparazione richiesta da una simile scelta registica viene ripagata da una messa in scena estremamente fluida, che accompagna senza interruzioni il passaggio del racconto tra i diversi personaggi. Il piano sequenza non rappresenta quindi un semplice espediente formale, ma diventa il mezzo attraverso cui il film mantiene costante la tensione e restituisce l’angoscia di un’esperienza vissuta in tempo reale.
Fondamentale, in questo contesto, è anche il contributo del cast. Milton Riche, Laurie Pavy e Lucille Guillaume sostengono una prova tanto interpretativa quanto fisica, dovendo mantenere ininterrottamente intensità e credibilità durante l’intera durata della ripresa. Le loro performance contribuiscono a rafforzare l’ambiguità del racconto, lasciando continuamente lo spettatore nel dubbio su ciò che appartiene alla realtà e ciò che è invece frutto delle alterazioni percettive provocate dalle sostanze psicotrope.Con questo film Moreau ritrova una cifra stilistica personale dopo alcune esperienze meno fortunate, dimostrando come sia possibile realizzare un’opera di forte impatto con mezzi relativamente contenuti. MadS diventa così un esempio di cinema capace di coniugare sperimentazione formale e intrattenimento, suggerendo percorsi produttivi alternativi rispetto alle grandi produzioni e confermando come, spesso, siano le idee e la messa in scena a fare davvero la differenza, più che il ricorso a effetti speciali spettacolari.