WE ALL IMAGINE AS LIGHT

I destini di tre donne si intracciano in una delle megalopoli più popolate al mondo.
Ottimo debutto nella fiction, prima aveva diretto solo documentari, della cineasta Payal Kapadia, che firma un film “europeo in India”, lontanissimo dagli stereotipi bollywoodiani e pregno di realismo sociale e umanesimo, ambientato in una Mumbai rappresentata sempre in notturna (il film si concluderà con la luce del giorno, ma altrove). Se da un lato il messaggio “politico sociale” è chiaro (le caste, i matrimoni combinati, l’assoluta precarietà in cui versano centinaia di milioni di persone, il bradisismo come unica speranza di salvezza dalla povertà, se pure…), il film funziona ancora meglio come ritratto modernissimo di tre donne desiderose semplicemente di vivere in pace la loro vita, lontane da arcaiche tradizioni. Minimalista, ma straordinamente affascinante ed efficace. Incredibilmente, l’India non lo ha candidato agli Oscar.

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