EL JOCKEY

Un fantino vincente ma tendente all’autodistruzione, ha un grave incidente proprio il giorno della gara più importante della sua carriera, che lo avrebbe liberato dai debiti con un boss mafioso. Risvegliatosi dal coma, si veste da donna e fa perdere le sue tracce, ma i gangster lo braccano…
Sempre pimpante, il cinema argentino, che negli ultimi anni ha regalato perle quali Los delincuentes, Argentina, 1985, El ciudadano ilustre, l’esilarante Storie pazzesche e, andando più in là, il capolavorissimo El secreto de sus ojos.
Questo El Jockey non arriva a toccare (e nemmeno sfiorare, a ben vedere) i picchi citati, ma si lascia ammirare per la totale, assoluta, completa follia della storia, dichiaratamente senza senso, la clamorosa performance di Nahuel Pérez Biscayart e la fotografia di Tino Salminen, storico direttore della fotografia di Kaurismäki. I primi dieci minuti sono esilaranti e ci sono tante trovate assurde (il fallimento della prima corsa dopo la lunghissima preparazione, i mafiosi che hanno sempre un bimbo in braccio, le coreografie danzanti delle fantine), spesso fini a stesse, ma comunque originali. Ortega “si cita addosso”, ma la sua analisi delle tante identità tormentate presenti (peccato non aver dato più spazio alla abbacinante coppia Úrsula Corberó e Mariana Di Girolamo, la Ema di Larraín) e l’anarchia nella messa in scena valgono la visione. Candidato come miglior film internazionale per l’Argentina agli Oscar 2025.

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