Che dire? Pietra miliare imprescindibile, il più importante film australiano di sempre e uno dei tanti capolavori del sottovalutato Peter Weir, che qui giocava ancora in casa prima delle tante e fortunate trasferte americane, tornato in sala in una sberluccicante versione 4K. Mistery/thriller + romanzo di formazione di rara eleganza, inquietantissimo e spesso terrorizzante grazie ad una mirabile sintesi tra immagine (la natura selvaggia, impenetrabile, ostile, mistica e misteriosa) e sonoro (l’incredibile ost di Bruce Smeaton, i contributi di Beethoven e Bach, i brani di Gheorghe Zamfir per flauto di pan e organo). Tutto funziona a meraviglia, Weir riesce contemporaneamente a firmare un’opera di satira sociale, un mistery ermetico e inafferrabile e un thriller ricco di suspense, colpi di scena, venature erotiche (mai esplicite ma che permeano molti dei rapporti tra i personaggi) e citazioni artistiche (le ragazze vestite di bianco come in un quadro di Renoir). Tra logica e magia, tangibile e intangibile, fiaba e realtà: Tutto inizia e finisce esattamente allo stesso tempo.