
In sintesi? As Bestas, ma girato altrove. Ricorda molto l’ottimo titolo di Sorogoyen questo esordio alla regia di Christopher Andrews, che però spinge ancora più ferocemente sul pedale del pessimismo, senza permettere a nessuno dei personaggi di trovare una qualche forma di redenzione. Lo script si addentra nelle profondità dell’odio generazionale, mostrando uomini logorati dal rancore, incapaci di spezzare un ciclo di violenza che li consuma dall’interno: non c’è catarsi, non c’è possibilità di riscatto. Andrews non risparmia nulla allo spettatore, mostrando senza filtri il degrado morale e la crudeltà insensata di mostri incapaci di guardare oltre il proprio dolore, aiutato dalla efficace ost, martellante e “metallica”, di Hannah Peel. Non tutto funziona al meglio, in particolare la scelta, a metà film, di “riscrivere” la prospettiva della storia, portando lo spettatore a rivivere gli eventi attraverso gli occhi di un altro personaggio, che diventa presto ripetitiva, ridondante, svuotando la narrazione della sua forza iniziale. Ma forse è proprio questo il punto: alla fine, siamo tutti bloccati nel fango, senza speranza. Gran cast.