
Hirokazu Kore’eda non sbaglia mai e firma, dopo l’ottima Makanai, un’altra serie “pietra miliare” con Netflix, confermando di essere uno dei pochi autori orientali capaci di spendere bene i soldi americani. Qui c’è tutta la poetica e la grammatica del regista, che scava nei meandri delle relazioni tra le protagoniste, tratteggiando ogni carattere con arguzia e tatto, applicando lo stesso approccio utilizzato nei suoi film (Little Sister, Father and Son e Un Affare di Famiglia su tutti) e creando uno spaccato sociologico e una riflessione concettuale sempre straniante, sorprendente, divertente. Clamorosa la ricostruzione del Giappone di fine anni settanta, periodo che coincise con l’inizio del decennio d’oro che vide il paese trasformarsi completamente anche grazie all’influsso dei media occidentali e strepitoso il cast, in stato di grazia e perfettamente amalgamato. Un affresco storico-sociale imperdibile, un’ acuta analisi della famiglia e della sua evoluzione in un periodo di radicali cambiamenti mai banale o melodrammatica e, in sintesi, la migliore serie del 2025, a oggi.
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