
Con The Makanai, il regista Hirokazu Kore-eda porta sullo schermo l’omonimo manga trasformandolo in una delle produzioni più delicate e rassicuranti degli ultimi anni. Lontana dalle logiche dello spettacolo e dai conflitti esasperati che dominano gran parte delle serie contemporanee, l’opera sceglie una dimensione intima e quotidiana, costruendo un racconto che trova la propria forza nei piccoli gesti, nei legami affettivi e nella preparazione del cibo. La storia segue Kiyo e Sumire, due adolescenti provenienti dalla prefettura di Aomori che decidono di trasferirsi a Kyoto per intraprendere il difficile percorso di formazione che porta a diventare maiko, apprendiste geishe. Fin dall’inizio appare evidente come le due ragazze abbiano talenti molto diversi: Sumire possiede una predisposizione naturale per le arti tradizionali richieste dal ruolo, mentre Kiyo fatica ad adattarsi alla disciplina e alle regole della casa. Tuttavia la serie evita accuratamente di trasformare questa differenza in un conflitto o in una storia di fallimento personale. Al contrario, suggerisce che la realizzazione di sé possa assumere forme inattese. Mentre Sumire si avvicina sempre più al proprio sogno, Kiyo scopre gradualmente una diversa vocazione all’interno della comunità: quella di diventare la makanai, la cuoca incaricata di preparare i pasti per tutte le abitanti della casa. Il cibo rappresenta il vero centro emotivo della serie. Ogni episodio ruota attorno a ingredienti, ricette e momenti conviviali che assumono un significato molto più profondo del semplice nutrimento. Per Kore-eda, cucinare significa prendersi cura degli altri, preservare i ricordi e costruire relazioni. Le pietanze preparate da Kiyo diventano così uno strumento attraverso cui i personaggi mantengono un legame con le proprie origini e trovano conforto nelle difficoltà quotidiane. In questo senso The Makanai si inserisce perfettamente nella poetica del regista, da sempre interessato alle famiglie non convenzionali e ai legami che nascono al di fuori dei rapporti di sangue. La casa delle maiko funziona infatti come una famiglia elettiva, composta da madri, sorelle e fratelli simbolici che condividono spazi, responsabilità e affetti pur non essendo realmente imparentati. Uno degli aspetti più affascinanti della serie è il modo in cui osserva la tradizione giapponese senza trasformarla in un semplice elemento folkloristico. Kyoto, le arti delle maiko, i rituali quotidiani e la cucina diventano parte integrante della vita dei personaggi, raccontati con naturalezza e senza alcuna enfasi esotica. La tradizione non appare come qualcosa di immobile o museale, ma come una realtà viva che continua a influenzare il presente. Dal punto di vista narrativo, la serie adotta un ritmo estremamente lento e contemplativo. Gli episodi rinunciano spesso a una vera trama lineare per concentrarsi su piccoli eventi quotidiani: una cena condivisa, una passeggiata al mercato, la preparazione di una ricetta o una conversazione tra amiche. È proprio questa apparente semplicità a costituire il principale punto di forza dell’opera, che riesce a trasformare l’ordinario in qualcosa di profondamente significativo. Anche la rappresentazione dell’amicizia tra Kiyo e Sumire si distingue per sensibilità e autenticità. Pur seguendo percorsi diversi, le due ragazze non diventano mai rivali. La loro relazione si fonda su un affetto sincero e su un sostegno reciproco che resiste ai cambiamenti e alle inevitabili differenze di crescita personale. The Makanai è una serie gentile, luminosa e profondamente umana. Attraverso il cibo, l’amicizia e la vita quotidiana, Kore-eda costruisce una riflessione sulla ricerca del proprio posto nel mondo e sull’importanza delle piccole cose. Un’opera che trova nella semplicità la propria forza espressiva e che, episodio dopo episodio, riesce a trasmettere un senso di calore e serenità sempre più raro nel panorama televisivo contemporaneo.
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