
Il primo “film”, anche se a ben vedere sembra un episodio della serie anime allungato, e primo titolo in carriera per Mamoru Oshii, che l’anno dopo firmerà il meraviglioso Beautiful Dreamer e successivamente saluterà Studio Pierrot e si metterà in proprio con risultati a dir poco esaltanti. Film ancora oggi godibilissimo, anche se inevitabilmente ingenuo, “semplice” e “limitato”. Le gag non mancano (la sequenza con l’esercito privato di Mendo fa sempre sbellicare), la coralità nemmeno, il ritmo è forsennato ma spesso altalenante (pazzesco l’incipit però), ma si sente l’assenza di un idea “altra” rispetto al materiale da gestire e Oshii si limita a firmare un compito senza infamia e senza lode. Il ragazzo si farà…
Curiosamente, a Rumiko Takahashi piacque più questo che tutti gli altri lungometraggi dedicati al personaggio.