
Tuttavia, il suo intento omicida si scontra con incontri, imprevisti e memorie del passato che lo trattengono.
Il film è attraversato dal contrasto tra tradizione e modernità: anziani che vivono in un mondo sospeso (subilme la sequenza col cocomero), vigne abbandonate, ritmi lenti da un lato; cellulari, investimenti e cantieri caotici dall’altro. Eyüp è il simbolo di questa frattura: radicato in valori antichi ma attratto da un futuro (incerto).
Un’opera contemplativa, fatta di lente carrellate e paesaggi ampi, che si apre e chiude con una danza popolare e richiama con nostalgia l’infanzia universale (da Heidi a Peter Pan). Al centro visivo e simbolico c’è la distesa rossa dei pomodori: una ferita nel paesaggio e nell’anima del Paese, immagine di fatica, sfruttamento e calore opprimente. Un racconto silenzioso ma denso, che riflette su cosa resta e cosa si perde nel passaggio tra due mondi. Candidato della Turchia come miglior film internazionale agli Oscar 2026.