FINO ALLA FINE DEL MONDO

Collocato all’indomani del crollo del Muro e in un’Europa che tentava di ridefinirsi dopo la fine della Guerra Fredda, Fino alla fine del mondo accoglie dentro di sé tutte le linee di forza del cinema wendersiano degli anni Ottanta: il viaggio come forma di conoscenza, la crisi dell’immagine come specchio del presente, il nomadismo emotivo (e non solo, il film è un vero e proprio giro del mondo) dei personaggi, l’incontro tra documentarietà e sogno. Una riflessione vertiginosa sul collasso dell’immaginazione occidentale, sulla globalizzazione nascente e sulla progressiva perdita della capacità di vedere senza consumare. È un’opera che parla(va) del futuro e ne prevedeva la follia, trovando in Solveig Dommartin una presenza di intensità indimenticabile e nella colonna sonora, divenuta oggetto di culto ben più del film che accompagnava, una abbacinante compagna di viaggio.

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