
Il miglior film italiano del 2025 è di una esordiente, arriva a fine anno e racconta l’incontro fra due età lontanissime: una donna anziana e un bambino, separati da decenni ma destinati a riconoscersi. Nico, cresciuto tra tecnologia e assenze, viene mandato in Sicilia dalla zia per un’estate forzata che si trasforma lentamente in esperienza formativa. Lei vive in un universo fatto di riti, silenzi e abitudini antiche; lui arriva spaesato, privo di radici simboliche e affettive.
Il film evita lo scontro frontale tra mondi e lavora invece sulle graduali trasformazioni: ciò che cambia non sono tanto i personaggi quanto lo spazio che li separa. La casa, inizialmente ostile e quasi spettrale, diventa rifugio; il quotidiano – un bagno al mare, un gioco per strada, una stanza chiusa – si carica di senso emotivo. Margherita Spampinato racconta l’infanzia come scoperta del non detto, del mistero, di ciò che si teme prima di comprenderlo. Con una messa in scena semplice ma sensibile, Gioia mia recupera un’idea di cinema fatta di gesti, attese e presenze, più che di spiegazioni. È un racconto lieve e profondo insieme, che guarda alla tradizione senza nostalgia sterile e trova nell’incontro tra generazioni una forma di incoraggiamento: crescere significa imparare a stare nell’ombra senza averne paura. Sublime il cast.