
Dopo The Chaser e The Yellow Sea, il regista Na Hong-jin realizza un thriller horror cupissimo e stratificato che, per oltre due ore e mezza, cambia continuamente forma senza mai perdere controllo. Presentato fuori concorso a Cannes 2016, il film parte come poliziesco rurale alla Memories of Murder di Bong Joon-ho — con investigatori goffi e delitti misteriosi — per poi trasformarsi progressivamente in un racconto soprannaturale sempre più inquietante e disperato.
Protagonista è Jong-goo, interpretato da Kwak Do-won, un poliziotto di provincia impacciato e apparentemente mediocre che si ritrova coinvolto in una serie di omicidi collegati all’arrivo di uno straniero giapponese nel villaggio. Da quel momento il film accumula riti sciamanici, sospetti, apparizioni e ambiguità continue, trascinando anche lo spettatore in un labirinto dove diventa impossibile distinguere davvero il Bene dal Male.
La grande forza di Na Hong-jin sta proprio nella gestione di questa complessità: il regista mescola horror, thriller e dramma senza mai scivolare nel caos, mantenendo costante una tensione quasi soffocante. Sequenze come il rito sciamanico o l’attesa dell’alba raggiungono una potenza emotiva e visiva straordinaria, mentre Jong-goo diventa sempre più un doppio dello spettatore, incapace di capire cosa sia reale e cosa no.
Tecnicamente il film è impressionante, sorretto anche da un cast eccellente: oltre a Kwak Do-won spiccano Jun Kunimura, Hwang Jung-min e Chun Woo-hee. Più che un semplice horror, The Wailing è un film sulla paura dell’incomprensibile e sul crollo di ogni certezza razionale, crudele e profondamente pessimista.