DISCLOSURE DAY

Daniel Kellner, un esperto di sicurezza informatica, inseguito da un’organizzazione segreta, è costretto alla fuga insieme alla fidanzata Jane. Parallelamente, a Kansas City, la meteorologa Margaret Fairchild scopre di poter comprendere lingue sconosciute, leggere nel pensiero e comunicare attraverso misteriosi suoni extraterrestri…
Come spesso accade nel cinema di Steven Spielberg, l’elemento fantastico non è il fine del racconto ma il mezzo attraverso cui interrogare l’essere umano. Gli alieni, al centro di opere come Close Encounters of the Third Kind, E.T. the Extra-Terrestrial e War of the Worlds, tornano anche qui come detonatori di una crisi percettiva e morale.
In un mondo attraversato da guerre, tensioni internazionali e sfiducia collettiva, Disclosure Day immagina che la vera rivoluzione non sia tecnologica o politica, ma comunicativa.
Dietro la struttura da thriller fantascientifico (in certi momenti un po’ troppo verbosetto, va detto) emerge anche una riflessione politica sull’occultamento della verità. Il riferimento a Roswell e alle cospirazioni governative non serve a costruire un racconto complottista, ma a mettere in discussione il monopolio del sapere esercitato dal potere. Il “giorno della rivelazione” evocato dal titolo coincide così con la necessità di restituire la conoscenza alla collettività.
Più che un film sugli UFO, Disclosure Day è dunque un film sulla fiducia. Spielberg torna a una delle convinzioni che attraversano tutta la sua opera: la salvezza non arriva dall’esterno, ma dalla capacità degli esseri umani di riconoscersi reciprocamente. Gli alieni, ancora una volta, servono soltanto a ricordarcelo.

Lascia un commento