CHAO

In una Shanghai del futuro dove esseri umani e uomini-pesce convivono in un equilibrio apparentemente raggiunto dopo secoli di conflitti, si trova Stephan, un modesto impiegato di una compagnia navale che, dopo un incidente sul lavoro, si risveglia improvvisamente promesso sposo della principessa sirena ChaO. Da questo presupposto, che potrebbe facilmente scivolare nella fiaba sentimentale, Yasuhiro Aoki (debuttante!), costruisce invece una commedia degli equivoci attraversata da umorismo slapstick, satira sociale e riflessioni sulle difficoltà della convivenza tra culture differenti e firma un lungometraggio che rifiuta qualsiasi convenzione del fantasy romantico per abbracciare un immaginario anarchico, surreale e visivamente travolgente. Uno degli aspetti più originali del film è proprio la rappresentazione della protagonista. Per buona parte della narrazione ChaO non assume infatti l’aspetto della classica sirena seducente, bensì quello di un gigantesco pesce arancione tanto adorabile quanto devastante. Le sue buone intenzioni producono sistematicamente il caos, trasformando ogni situazione domestica in una catastrofe comica. Solo occasionalmente emerge la sua forma umanoide, una figura elegante dai capelli azzurri che richiama l’immaginario tradizionale della sirena senza però diventarne mai la versione dominante.
Il design dei personaggi contribuisce ulteriormente al carattere anticonvenzionale dell’opera. Alcuni sono perfettamente umani, altri possiedono corpi ovali giganteschi, altri ancora presentano teste sproporzionate o anatomie impossibili, senza che il film senta mai il bisogno di giustificare tali differenze. Questa libertà visiva diventa una dichiarazione poetica: ChaO costruisce un mondo nel quale l’assurdo costituisce la normalità e l’eterogeneità delle forme riflette quella delle identità. Anche sul piano narrativo il film rifiuta la linearità. La vicenda è incorniciata dal giovane giornalista Juno, che ricostruisce la storia attraverso il racconto dello stesso Stephan. Questa struttura permette al film di trasformare una semplice storia d’amore in una riflessione sulla memoria, sulla costruzione del mito e sul modo in cui gli eventi storici vengono narrati. Dal punto di vista tecnico, ChaO conferma la tradizione sperimentale di Studio 4°C. L’animazione alterna tecniche differenti, colori vibranti e composizioni quasi astratte, creando un universo che ricorda tanto l’anarchia visiva di Tekkonkinkreet quanto certa fantascienza pittorica contemporanea, pur mantenendo una personalità autonoma. Pur concedendosi qualche eccesso di caos narrativo, ChaO possiede un’energia creativa rara, una fantasia visiva inesauribile e un coraggio nel rompere gli schemi che lo rendono uno dei progetti animati più originali e promettenti degli ultimi anni.

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