
Christopher Nolan utilizza il mito di Ulisse per raccontare il trauma del ritorno dalla guerra, costruendo un’imponente riflessione sulla devastazione psicologica del conflitto, sulla memoria e sull’impossibilità di ritrovare davvero la vita lasciata alle spalle. Il viaggio dell’eroe diventa così una lunga metafora del disturbo post-traumatico: tornare fisicamente a casa è possibile, ma recuperare il proprio equilibrio interiore può richiedere anni, oppure non accadere mai.
Nolan realizza un’opera monumentale in cui la narrazione alterna presente, ricordi, visioni e apparizioni divine, fondendo costantemente dimensione umana e soprannaturale.
Dal punto di vista visivo il film è spettacolare. La fotografia di Hoyte van Hoytema trasforma il Mediterraneo in uno spazio sconfinato e alienante, evitando la classica rappresentazione luminosa del mare greco e privilegiando invece tonalità più fredde e malinconiche. Le sequenze belliche possiedono un’imponenza straordinaria, accompagnate da una colonna sonora di Ludwig Göransson dominata dal ritmo incessante delle percussioni.
La ricostruzione della guerra di Troia evita qualsiasi enfasi eroica. Nolan suggerisce fin dalle prime battute che il conflitto non nasce realmente dall’amore di Elena, bensì da interessi economici e commerciali, ridimensionando il mito in favore di una lettura più politica. Ma è soprattutto il viaggio di ritorno a costituire il cuore dell’opera. Gli incontri con Polifemo, i Lestrigoni, Circe, Calipso e le Sirene assumono una doppia funzione narrativa e simbolica: non rappresentano soltanto ostacoli mitologici, ma incarnano le diverse forme del trauma, della colpa e della perdita che accompagnano Ulisse lungo il suo cammino. Anche la discesa nell’Ade diventa uno dei momenti più suggestivi del film, con Nolan che immagina i morti come figure avvolte nei sudari, sospese tra il mondo terreno e quello ultraterreno, ispirandosi al Macbeth shakespeariano.
Valido il cast, tra alti e bassi e con qualche scelta poco coerente col contesto.
Pur concedendosi numerose libertà rispetto al testo di Omero (ma aggiungendo un forte significato antimilitarista) Nolan rimane fedele allo spirito più profondo dell’opera: quello di un uomo costretto a confrontarsi con un mondo irrimediabilmente cambiato e con una guerra che continua a vivere dentro di lui molto tempo dopo la sua conclusione.