SOMERS TOWN

Quest’anno uscirà, dopo tredici anni di silenzio, un nuovo film di Shane Meadows, che si fece notare nel 2006 con il pazzesco This is England (prima film, poi tre serie tv). Subito dopo quell’exploit, l’autore firmò Somers Town, un racconto di formazione piccolo nelle dimensioni ma ricchissimo di sensibilità. Ambientato nell’omonimo quartiere londinese tra King’s Cross ed Euston, il film abbandona ogni enfasi per concentrarsi sulla quotidianità di due adolescenti che, attraverso l’amicizia e il primo amore, cercano il proprio posto in un mondo tutt’altro che semplice.
Il protagonista è Tomo, un ragazzo irrequieto fuggito di casa che trova rifugio nelle strade di Londra. Qui incontra Marek, figlio timido e riservato di un operaio polacco emigrato in Inghilterra. Tra i due nasce un legame spontaneo e sincero, destinato a rafforzarsi quando entrambi si “innamorano” della giovane Maria, una ragazza più grande che lavora come cameriera. Meadows dimostra una straordinaria capacità nel raccontare l’adolescenza senza idealizzarla. I rapporti tra i personaggi sono costruiti con naturalezza, alternando momenti di leggerezza, ironia e malinconia. Thomas Turgoose e Piotr Jagiello formano una coppia perfettamente complementare: il primo impulsivo ed estroverso, il secondo introverso e riflessivo. La loro amicizia rappresenta il vero cuore del film, molto più della vicenda romantica che li coinvolge.
Girato quasi interamente in un elegante bianco e nero, Somers Town restituisce un’immagine autentica di una Londra lontana dalle cartoline turistiche. Il quartiere diventa una piccola comunità popolata da immigrati, lavoratori e personaggi comuni, attraverso cui Meadows affronta con delicatezza temi come l’integrazione, le difficoltà economiche e il disagio giovanile, senza mai perdere di vista lo sguardo dei suoi giovani protagonisti. Pur mantenendo il tono intimo di un racconto personale, Somers Town non rinuncia a osservare la realtà sociale che lo circonda. Meadows inserisce con naturalezza riferimenti all’immigrazione, alla precarietà e al degrado di alcuni quartieri londinesi, ma evita qualsiasi retorica, preferendo raccontare queste situazioni attraverso la vita quotidiana dei suoi personaggi. Il risultato è un film delicato, sincero e profondamente umano, che conferma Shane Meadows come uno dei migliori narratori dell’Inghilterra contemporanea.

Lascia un commento