ANNETTE

Annette conferma ancora una volta la natura profondamente autobiografica e viscerale del cinema di Leos Carax, autore che continua a interrogare se stesso attraverso immagini, corpi e personaggi sospesi tra realtà e finzione. Fin dalle prime sequenze emerge un legame evidente con la sua filmografia precedente, quasi che il nuovo film rappresenti un ulteriore capitolo di una ricerca artistica iniziata decenni prima e mai realmente conclusa. In questo percorso Adam Driver raccoglie idealmente l’eredità di Denis Lavant, storico alter ego del regista. Come il suo predecessore, Driver costruisce il personaggio attraverso una presenza fisica intensa e tormentata, trasformando il corpo in strumento espressivo privilegiato. Attorno a lui gravitano figure che sembrano dialogare continuamente con la vita privata e l’immaginario di Carax: Marion Cotillard assume una dimensione quasi spettrale e la piccola Annette diventa il simbolo di un rapporto tra paternità, creazione artistica e memoria. Musical, melodramma e noir convivono all’interno di un’opera che accumula suggestioni, riferimenti e citazioni senza mai rinunciare alla propria identità. Carax attraversa generi e immaginari differenti, mescolando cultura popolare e alta cultura, fiaba e tragedia, lirismo e provocazione. Ne nasce un racconto stratificato che utilizza la spettacolarità come strumento per esplorare sentimenti estremi, soprattutto l’amore nelle sue forme più distruttive e ossessive. Se la riflessione sul mondo dello spettacolo e sulla celebrità appare talvolta meno incisiva rispetto ad altri aspetti dell’opera, il film trova la propria forza nella dimensione emotiva e simbolica. Dietro la rappresentazione dello star system affiorano infatti temi più profondi: il rapporto tra arte e vita, il peso della perdita, il desiderio, la colpa e l’autodistruzione. Ambizioso, irregolare e volutamente eccessivo, Annette è un film che vive di slanci e contraddizioni, fedele allo spirito del suo autore. Più che cercare l’equilibrio perfetto, Carax preferisce inseguire emozioni e visioni, costruendo un’opera che colpisce per energia creativa e capacità di trasformare il dramma personale in spettacolo cinematografico.

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