SLALOM

Slalom, esordio alla regia di Charlène Favier ispirato anche a esperienze personali, affronta il tema del rapporto ambiguo tra una giovane atleta e il suo allenatore all’interno del competitivo mondo dello sci agonistico. Il film si muove costantemente sul confine tra dipendenza emotiva, manipolazione e abuso, evitando facili semplificazioni e lasciando emergere il disorientamento della protagonista. Al centro della vicenda c’è Lyz, sedicenne di talento che sogna di diventare una campionessa di slalom. A guidarla è Fred, ex atleta ormai ritirato, allenatore carismatico e ossessivo che vede in lei la possibilità di realizzare ambizioni rimaste incompiute. Lyz vive una situazione familiare fragile: la madre è spesso assente per lavoro e la ragazza affronta gran parte della propria crescita in solitudine, alla ricerca di punti di riferimento e approvazione. Fred costruisce progressivamente un legame sempre più invasivo con la giovane sciatrice. Alterna umiliazioni pubbliche e severità estrema a momenti di affetto, comprensione e incoraggiamento, creando una dinamica psicologica che rende Lyz sempre più dipendente dal suo giudizio. Quando le difficoltà scolastiche rischiano di compromettere la carriera sportiva della ragazza, l’allenatore arriva persino a offrirle ospitalità nella propria casa, consolidando ulteriormente la sua influenza. Il film mostra come il rapporto tra i due si sviluppi gradualmente all’interno di una quotidianità fatta di allenamenti, controlli fisici e vicinanza costante. Ciò che inizialmente appare come rigore professionale assume progressivamente i contorni di una manipolazione sistematica, in cui il confine tra formazione sportiva e controllo personale diventa sempre più sfumato. Favier descrive con attenzione il processo di avvicinamento tra i personaggi, evidenziando come determinati comportamenti vengano normalizzati nel tempo fino a rendere quasi inevitabile il superamento di limiti che avrebbero dovuto rimanere invalicabili. Il tema centrale non è tanto l’ambiguità dei fatti, quanto il modo in cui una relazione di potere possa essere mascherata da fiducia, protezione e dedizione. Parallelamente, il film utilizza lo sci come metafora dell’intera esperienza della protagonista: uno sport capace di offrire sensazioni di libertà, esaltazione e successo, ma anche attraversato da rischi, cadute e perdita di controllo. Come la discesa lungo una pista, il rapporto tra Lyz e Fred si sviluppa in un equilibrio precario tra attrazione, dipendenza e pericolo, conducendo la ragazza verso una dolorosa presa di coscienza.

Lascia un commento