AMERIKATSI

Sfuggito da bambino al genocidio nascondendosi in un baule diretto negli Stati Uniti, un uomo torna nel 1947 in Armenia e viene immediatamente incarcerato e messo in isolamento dal regime comunista perché porta una cravatta. Dalla finestra della sua cella però, scopre presto di poter vedere l’interno di un edificio dove vive una coppia e inizia a “vivere” insieme a loro…
Un’opera di puro genio, scritta, diretta e interpretata da Michael A. Goorjian (americano di origine armena, da giovane era in Party of Five, per chi se lo ricorda, ma ha girato un botto di roba anche se non è molto famoso), che “rielabora” in chiave agro-dolce e tragicomica Le Vite degli Altri (unico film che mi sovvenga che possa essere concettualmente avvicinato a questo, con un pizzico di La Finestra sul cortile, La vita è bella e Morto Stalin, se ne fa un altro). Lui è assolutamente incredibile, idem dicasi il colorito cast a supporto, la satira sociale e politica è sferzante e di rara intelligenza, ci sono alcune sequenze clamorose, ma soprattutto è un film umanissimo, davvero uno di quei titoli che capitano sempre più di rado. L’Armenia ovviamente lo manda agli Oscar 2024.

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