
Un’opera di puro genio, scritta, diretta e interpretata da Michael A. Goorjian (americano di origine armena, da giovane era in Party of Five, per chi se lo ricorda, ma ha girato un botto di roba anche se non è molto famoso), che “rielabora” in chiave agro-dolce e tragicomica Le Vite degli Altri (unico film che mi sovvenga che possa essere concettualmente avvicinato a questo, con un pizzico di La Finestra sul cortile, La vita è bella e Morto Stalin, se ne fa un altro). Lui è assolutamente incredibile, idem dicasi il colorito cast a supporto, la satira sociale e politica è sferzante e di rara intelligenza, ci sono alcune sequenze clamorose, ma soprattutto è un film umanissimo, davvero uno di quei titoli che capitano sempre più di rado. Visivamente essenziale e sorretto da una forte componente emotiva, Amerikatsi riflette sul significato della casa, dell’appartenenza e della memoria collettiva. Più che un racconto storico, è una riflessione sull’identità e sulla capacità umana di conservare speranza anche nelle condizioni più oppressive. Il risultato è un film delicato e commovente che trova la sua forza non nella denuncia diretta, ma nell’ostinata ricerca di umanità all’interno della tragedia. L’Armenia ovviamente lo manda agli Oscar 2024.