A LIGHT NEVER GOES OUT

Hong Kong, oggi: la vedova di un artigiano esperto nella creazione di insegne al neon (oramai vietate da dieci anni) decide di realizzare l’ultimo progetto del marito, con l’aiuto di uno strambo apprendista…
Splendido melò d’esordio per la sceneggiatrice e regista Anastasia Tsang, che racconta una storia tutto sommato banale e dallo svolgimento prevedibile, ma con grande leggerezza e un super plus di nostalgia.
La vera forza del film risiede infatti meno nella trama che nell’atmosfera. Tsang costruisce un racconto immerso nella nostalgia, dove ogni insegna restaurata diventa un frammento di storia collettiva da preservare. Quando Mei-hsiang decide, con l’aiuto dell’apprendista Leo, di completare l’ultima commissione lasciata incompiuta dal marito, il gesto assume un valore che supera la semplice dimensione professionale. Restaurare un’insegna significa tentare di conservare una memoria urbana minacciata dall’oblio e dall’omologazione.
In questo senso il film parla anche della trasformazione recente di Hong Kong. Pur senza affrontare direttamente questioni politiche, numerosi riferimenti a eventi che hanno segnato la città negli ultimi decenni — dalla SARS alle più recenti tensioni sociali — suggeriscono un contesto di cambiamento profondo. L’ostinazione di Mei-hsiang nel preservare il laboratorio e il sapere artigianale del marito diventa così una forma di resistenza culturale, un tentativo di mantenere viva un’identità collettiva sempre più fragile.Il film trova il suo momento più interessante nei titoli di coda, dove vengono mostrati gli autentici artigiani che hanno contribuito a creare le più celebri insegne luminose della città. Queste immagini assumono quasi il valore di un piccolo documentario e rivelano una storia culturale affascinante che avrebbe meritato maggiore spazio all’interno della narrazione stessa. È forse questo il principale limite dell’opera: la vicenda familiare, pur sincera e coinvolgente, finisce talvolta per occupare lo spazio che avrebbe potuto essere dedicato all’esplorazione più approfondita di un patrimonio artigianale unico.
Nonostante una scrittura che ricorre spesso a dinamiche narrative familiari e prevedibili, A Light Never Goes Out riesce comunque a distinguersi grazie alla sincerità dello sguardo e alla forza del suo oggetto. È un film sulla memoria, sul lavoro manuale e sulla difficoltà di lasciar andare il passato. Ma soprattutto è un elegiaco ritratto di Hong Kong, una città che continua a cambiare volto mentre alcune delle sue luci più caratteristiche si spengono lentamente, lasciando dietro di sé soltanto il bagliore persistente del ricordo. Candidato all’Oscar come miglior film internazionale 2024 per HK.

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