
Palma d’oro a Cannes 2023, Anatomia di una caduta è un legal atipico, che lavora molto sul linguaggio (letteralmente, ci si muove tra francese e inglese, per una ragione precisa…) e sulla direzione degli interpreti, confermando il talento della regista francese Justine Triet (incredibili i primi dieci minuti, in quest’ottica, e tutta la parte “processuale”).
Gran parte dei pregi, che compensano una durata eccessiva (due e ore e mezza con almeno mezz’ora ridondante e superflua), vanno ascritti alla sceneggiatura, che tratteggia con grande precisione la protagonista (figura che lo spettatore vede completamente stravolta durante il film), il relativo pargolo (decisivo nel dirimere il mistero) e un certo modo (tossico) di vivere i rapporti di coppia e alla performance dell’ottima Sandra Hüller. Finale giustamente ambiguo.
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