FOGLIE AL VENTO

Kaurismaki o “della sintesi”. Al, lui sì, vero “Maestro”, bastano 80 minuti e una manciata di sequenze perfette per raccontare una storia di solitudine, redenzione e speranza. Chapliniano nelle forme e nei contenuti, Foglie al Vento racconta l’incontro di due “perdenti” contestualizzandolo in un’epoca apparentemente a-temporale, senza device tecnologici o social, dove l’unico richiamo all’oggi è una radio che racconta la guerra in Ucraina (che, immagino, un finlandese viva con una preoccupazione maggiore rispetto a chiunque altro, ucraini esclusi). Pochi flash bastano a irridere il consumismo sfrenato (la carne accumulata), la deresponsabilizzazione degli individui (la guardia giurata), la precarietà dell’esistenza (i bar squallidi con nomi esotici, il piatto buttato dopo la cena). Musiche incredibili. Sperare è necessario, ma è sufficiente? Lo stile di Kaurismäki resta immediatamente riconoscibile. Le inquadrature statiche, i colori saturi, i dialoghi ridotti all’essenziale e i tempi dilatati costruiscono un universo sospeso nel tempo. I locali portano nomi esotici come California o Buenos Aires, ma sembrano relitti di un passato ormai scomparso. Anche il cinema diventa un rifugio: tra manifesti di Rocco e i suoi fratelli, Pierrot le Fou e L’Argent, Kaurismäki rende omaggio alla storia del cinema e agli autori che ne hanno alimentato l’immaginario. Eppure, nonostante la durezza del contesto sociale, Foglie al vento non è un film disperato. Nel rapporto tra Ansa e Holappa sopravvive una possibilità di riscatto, fragile ma concreta. Kaurismäki continua a credere che l’incontro tra due persone possa rappresentare una forma di resistenza contro la solitudine e contro la spersonalizzazione del capitalismo contemporaneo. Struggente, ironico e delicatamente romantico, Foglie al vento conferma la capacità di Kaurismäki di guardare agli emarginati con una compassione che richiama quella di Charlie Chaplin. È un cinema che unisce l’analisi sociale alla tenerezza umana, trovando nella semplicità formale una forza espressiva rara. In un panorama cinematografico sempre più orientato allo spettacolo, Kaurismäki continua a realizzare film che parlano dei dimenticati, ricordandoci che dietro ogni statistica economica esistono persone che cercano semplicemente di vivere, amare e non essere lasciate sole.

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