
Un professore universitario viene ingaggiato dalla polizia per fingersi un sicario e far arrestare preventivamente i mandanti. Un giorno a uno degli incontri registrati dalla polizia si presenta però una ragazza vessata dal marito e scoppia l’amore…
La migliore commedia americana degli ultimi dieci anni non poteva che firmarla Richard Linklater, che si conferma regista e sceneggiatore raffinato, originale, anarchico e davvero “indipendente”. Come spesso accade nel cinema di Linklater, la parola prevale sull’azione. I dialoghi sono il vero motore del racconto e il loro ritmo incessante conferisce al film una vitalità contagiosa. L’autore mette in scena una commedia degli equivoci irresistibile, nella quale il protagonista finisce per innamorarsi di una donna che, a sua volta, ama la versione fittizia che lui stesso ha creato. Dietro il gioco sentimentale e le situazioni comiche, emerge però una riflessione più profonda, che coinvolge Freud, il rapporto tra Io ed Es, e il potere che le nostre scelte esercitano sulla realtà e sugli altri.
Glen Powell si rivela perfetto nel dare vita alle molteplici incarnazioni di Gary, trasformando ogni travestimento in una piccola performance dentro la performance. Accanto a lui, Adria Arjona contribuisce a costruire una chimica irresistibile, mentre Linklater dirige il cast con la consueta naturalezza che ha sempre caratterizzato il suo cinema.In un panorama hollywoodiano sempre più dominato da formule e ripetizioni, Hit Man è una dichiarazione di indipendenza artistica. Linklater dimostra ancora una volta che è possibile fare cinema popolare senza rinunciare all’intelligenza, alla leggerezza e alla complessità. E soprattutto ricorda quanto sia preziosa quella libertà creativa che ha sempre rappresentato il cuore pulsante della sua filmografia: la capacità di cambiare continuamente forma senza mai smarrire se stessi.