Al “grande anno dei grandi vecchi” partecipa anche il sempre inappuntabile Paul Schrader (classe 1946) che chiude una ideale trilogia iniziata con First Reformed e proseguita con Il collezionista di carte (entrambi eccezionali) dedicata a personaggi maschili de-scritti con sapienza da una sceneggiatura certosina e interpretati da attori in stato di grazia (Hawke e Isaac prima, qui un eccelso Joel Edgerton). Storia di colpe e redenzione, come spesso capita con Schrader: stavolta il protagonista è un ex neonazista che cerca di espiare le sue colpe curando il giardino di una ricca borghese in fin di vita (Sigourney Weaver) ma che si infatua della sua pronipote, a sua volta oppressa da ex fidanzato spacciatore. Gran mix di generi (on the road, romance, dramma, poliziesco, noir e western), intriganti metafore, tanto voice over e la regia granitica di un autore sempre sul pezzo e che, almeno lui, se ne fotte del politicamente corretto.
Un pensiero su “IL MAESTRO GIARDINIERE”