
Uno di quei thriller/polizieschi che si girano una volta ogni vent’anni, non solo per la capacità di catturare l’attenzione dello spettatore (che peraltro viene informato fin dai titoli di testa che no, il colpevole non sarà mai scoperto), ma per il taglio “esistenzialista” che aumenta il suo peso nella storia, a mano a mano che le indagini proseguono. Dominik Moll, perfetto sia in regia che come sceneggiatore (i dialoghi sono eccezionali nella loro semplicità e capacità di svariare tra temi diversissimi), realizza un’acutissima analisi sociologica dei rapporti tra uomo e donna e tra autorità e “cittadini normali”, muovendosi con intelligenza tra gli spazi angusti della centrale di polizia e delle case dei sospettati e quelli, bucolici, delle Alpi che circondano il paesino teatro della vicenda. Cast fantastico, finale incredibile.