
Quando il suo unico figlio inizia a comportarsi stranamente, una madre inizia ad indagare e scopre che il cambiamento potrebbe dipendere dal comportamento scorretto di un insegnante…
Grandioso mistery scolastico (il secondo dell’anno dopo il fantastico The Teacher’s Lounge) ed ennesimo centro del miglior regista nipponico vivente, almeno per quanto concerne i live action,
Hirokazu Kore-eda. La sceneggiatura, non sua ma perfetta (ha vinto a Cannes e quest’anno non era facile), semina indizi, suggestioni, tracce, spesso depistanti, con un approccio “alla Rashomon” e ognuno dei protagonisti (madre, figlio, insegnante) si muove tra menzogna e verità, fobie e bias. L’istituzione scolastica viene demolita senza pietà (incredibili le sequenze del confronto tra madre e preside) ed il finale, deflagrante, è umanissimo e liberatorio. Cast pazzesco, madre e ragazzini in primis, ma tutto gira alla perfezione (e applausi alla colonna sonora di Sakamoto, la sua ultima e, anche per questo, indimenticabile). Monster finisce per essere molto più di un dramma scolastico o di un mistero psicologico. È una riflessione sulla fragilità della comunicazione umana e sulla facilità con cui trasformiamo gli altri in mostri per non affrontare ciò che non comprendiamo. Dietro la sua struttura intricata e i suoi continui cambi di prospettiva si nasconde un’opera profondamente umanista, che invita a sospendere il giudizio e a guardare le persone con maggiore attenzione e compassione. È un film che non offre soluzioni semplici, ma che riesce a trovare, nel cuore della confusione e del dolore, una sorprendente possibilità di speranza.
Un pensiero su “L’INNOCENZA (MONSTER)”