SALTBURN

Metà anni 2000: un giovane, povero e sfigato si innamora di un coetaneo ricchissimo e affascinante e riesce a entrare nella sua cricca. Fattosi invitare nella reggia di famiglia però, dimostra di non essere affatto uno sprovveduto…
Passo in avanti per Emerald Fennell, che, dopo il valido (ma sopravvalutato, imho) Una donna promettente, trova la quadratura del cerchio con questo bizzarro mix tra coming-of-age e commedia nerissima, che ammicca a Barry Lydon (la “scalata sociale”) e Get Out (la rappresentazione ferocissima dei miliardari liberal, vacui e parecchio teste di cazzo). Ottimo il cast: Keoghan sguazza nella parte come un pesce nell’acqua (del resto è abituato a ruoli “atipici”, basti pensare a Il sacrificio del cervo sacro e qui qualche traccia del primo Lanthimos si vede eccome), Elordi è lo strafigo vincente ma in realtà fragile, spettacolare la coppia Richard E. Grant e Rosamund Pike, ricconi scollegati dalla realtà e applausi pure a Carey Mulligan, stavolta davvero irriconoscibile. Dura un po’ troppo, ma l’effetto wow, per una volta, tra flussi di vomito e bevute di sangue mestruale, funziona, perchè lo script è impeccabile e il finale è perfetto, sia nella forma che nella sostanza. E poi, dico, cantano Rent dei Pet Shop Boys (mai scelta fu più azzeccata e coerente) al karaoke…

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