
Bhutan, 2006. Il Re abdica e il paese scopre internet, la tv e soprattutto le elezioni, visto il passaggio alla democrazia. Per insegnare alla gente a votare, in un piccolo villaggio le autorità organizzano una finta elezione, ma gli abitanti del posto non sembrano proprio convintissimi…
Godibile e saltuariamente esilarante commedia satirica, convintamente antiamericana, che gioca sul grottesco, il paradossale ed il comico per ricordare a tutti che non sempre la democrazia è la migliore delle forme di governo possibile e che comunque, per abituarcisi, ci vuole molto, molto tempo.Uno degli aspetti più affascinanti dell’opera è il modo in cui mette in discussione l’idea occidentale di progresso. Il Bhutan viene spesso descritto come il paese della “Felicità Interna Lorda”, un indicatore che privilegia il benessere della popolazione rispetto alla sola crescita economica. Mentre i funzionari insistono sull’importanza della modernizzazione e della partecipazione politica, molti abitanti sembrano più interessati alle esigenze concrete della vita quotidiana. Per loro il problema non è scegliere un partito, ma trovare una gomma per la scuola, coltivare i campi o mantenere l’armonia familiare.
Alcune scelte sono un po’ prevedibili (la Coca Cola e 007 che vanno a rimpiazzare tradizioni secolari), ma il senso di disagio nel dover scegliere tra passato e futuro (ovvero tra natura e modernità, difficilmente conciliabili) è ben reso.Ne emerge un’opera intelligente, ironica e sorprendentemente profonda, capace di utilizzare la commedia per riflettere sul destino di un’intera nazione. Un film che parla del Bhutan, ma che in fondo interroga qualsiasi società chiamata a confrontarsi con il cambiamento e con la definizione stessa di felicità. Candidato all’Oscar 2024 per il Buthan.