PAPRIKA

Prima che Nolan divulgasse l’argomento presso il popolo mainstream, a declinare il tema del Sogno era stato il genio di Satoshi Kon, la cui prematura scomparsa è da annoverare tra le peggiori disgrazie di questo secolo. Un’opera proteiforme ed eccentrica, barocca e ottundente, allucinata e intelligente, che evoca domande, dubbi, riflessioni e presenta il Sogno come non-luogo, uno spazio mentale in cui ogni persona può trovare salvezza rispetto all’ordinarietà dell’esistenza. Spesso plagiato (in primis dallo stesso Nolan, con un paio di sequenze riprese “paro paro”), Paprika riprende il discorso che anni prima aveva interrotto Kathryn Bigelow nel millenarista Strange Days e conclude, ahimè, la fulgida carriera del terzo regista animato più importante di sempre dopo la coppia Miyazaki/Takahata. Forse meno “perfetto” di Perfect Blue e Millenium Actress, Paprika conferma il talento visionario di un artista senza eguali, aiutato stavolta dalla memorabile ost di Susumu Hirasawa e dal frenetico montaggio di Takeshi Seyama. Visione imprescindibile, in sala fino a mercoledì in una sbrilluccicante versione 4K.

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