
Maria Ángeles, ottantenne, possiede un appartamento luminoso e colmo di oggetti che portano il segno della sua storia. È lì che ha trascorso una vita, immersa in un quartiere di Tangeri che l’ha accolta quando fuggì dalla Spagna franchista con i genitori. La serenità apparente però si incrina quando arriva Clara, la figlia che vive a Madrid e che vede nella casa non una storia, ma una proprietà da vendere per far fronte ai problemi economici. A Maria Ángeles resta una scelta amara: lasciare Tangeri o rinchiudersi in un istituto per anziani. La seconda opzione, benché dolorosa, sembra l’unica possibile. Finché lei non decide di ribellarsi a modo suo: rientrare di nascosto nel suo appartamento ormai svuotato, e far rivivere quel luogo con l’aiuto di Abslam, antiquario affascinato dalla sua tenace ostinazione…
Maryam Touzani firma un altro splendido film dopo l’ottimo Il Caftano Blu. Al centro, come un magnete, c’è Carmen Maura, che ritrova qui un ruolo cucito su misura: la sua presenza attraversa ogni scena con un calore irresistibile e un’ironia sottile che non ha perso smalto. Touzani lo sa e costruisce il film come un abbraccio continuo alla sua interprete, lasciandole spazio, evitando artifizi, preferendo una regia morbida e accogliente. Il risultato è un’opera che non pretende di rivoluzionare nulla, ma che mette in scena una protagonista indimenticabile con una cura quasi artigianale.
La trama procede lieve, senza scossoni, sorretta più dall’atmosfera che dall’intreccio. Touzani privilegia l’umanità dei piccoli gesti, anche quando il film accenna alle tensioni familiari o ai fantasmi della vecchiaia.
Calle Málaga è un omaggio delicato ai luoghi che ci proteggono, alle case che ci assomigliano, e agli anziani che resistono come possono all’idea di diventare invisibili.