HOKUM

Scrittore di horror famoso & malmostoso si reca in un remoto albergo irlandese per disperdere le ceneri dei genitori nei pressi di un grande albero immortalato in una vecchia fotografia della madre durante il viaggio di nozze. L’arrivo nell’hotel segna l’inizio di una lenta discesa nell’incubo…
Gran conferma per Damian McCarthy dopo l’ottimo Oddity, che torna, senza ripetersi, a frequentare il folklore irlandese, le colpe del passato, la presenza del soprannaturale come manifestazione di una giustizia più profonda, dimostrando una crescente padronanza del linguaggio dell’horror, privilegiando l’attesa rispetto allo shock immediato e utilizzando lo spazio come elemento narrativo fondamentale. Come già accadeva nei lavori precedenti del regista, il soprannaturale non viene mai trattato con ironia o distacco. Le antiche leggende irlandesi, le storie di streghe e le credenze popolari non sono semplici elementi decorativi ma rappresentano un patrimonio culturale che il film gestisce con rispetto e serietà. McCarthy sembra suggerire che dietro queste narrazioni sopravviva una verità emotiva e morale che il mondo moderno tende a ignorare. In questo senso Hokum si inserisce perfettamente nella nuova stagione dell’horror contemporaneo, ma conserva una voce assolutamente personale. Un horror elegante, spaventoso e sorprendentemente maturo (e bravo anche a Adam Scott, che padroneggia un personaggio non facile).

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