SHORT SUMMER

Presentato alle Giornate degli Autori, Short Summer di Nastia Korkia racconta un’estate trascorsa da una bambina nella casa di campagna dei nonni, tra boschi, pascoli, giochi all’aria aperta e amicizie destinate a durare solo il tempo delle vacanze. La regista ricostruisce con grande delicatezza un universo rurale fatto di piccoli gesti quotidiani, immerso in paesaggi dai colori spenti e attraversato da una nostalgia che accompagna ogni momento dell’infanzia. Dietro questa apparente serenità si nasconde però una realtà molto più inquietante. Fin dalle prime scene, il viaggio verso la campagna viene interrotto da un posto di blocco improvvisato da bambini che imitano i controlli antiterrorismo degli adulti. È il primo indizio di un Paese che vive costantemente all’ombra della guerra, pur senza nominarla apertamente. Notiziari che parlano di “terroristi”, convogli ferroviari carichi di carri armati, aerei che attraversano il cielo e piccoli dettagli disseminati nel racconto costruiscono un clima di tensione che resta sempre sullo sfondo ma permea ogni inquadratura. La forza del film risiede proprio nello sguardo infantile della protagonista, che continua a osservare il mondo con curiosità e innocenza, ignara della tragedia che la circonda. Tra nascondini, bolle di sapone, riflessi di uno specchietto e giornate trascorse nei prati, la guerra rimane un’eco lontana percepita soltanto dagli adulti, mentre la bambina vive pienamente quell’estate sospesa nel tempo.Girato in Serbia ma ricreato con suoni registrati nella campagna russa, Short Summer adotta uno stile contemplativo fatto di lunghi piani fissi, pochissimi dialoghi e immagini costruite con grande rigore formale. La macchina da presa osserva da lontano la vita quotidiana, trasformando paesaggi e figure umane in composizioni quasi pittoriche che restituiscono il senso di un mondo immobile, destinato però a essere lentamente contaminato dalla realtà esterna. Quando l’estate finisce e arriva il momento del ritorno in città, il film chiude il proprio racconto con la stessa malinconia con cui era iniziato. La bambina guarda il paesaggio dal finestrino dell’auto mentre la campagna si allontana, lasciando la sensazione che l’infanzia, proprio come la bella stagione, sia un luogo fragile e destinato inevitabilmente a svanire.

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