
Love on Trial segna una parziale svolta nella filmografia di Koji Fukada. Pur mantenendo il suo sguardo sobrio e profondamente umano, il regista abbandona le dinamiche familiari che hanno caratterizzato gran parte delle sue opere per affrontare un tema apertamente politico: il controllo esercitato dall’industria degli idol giapponesi sulla vita privata delle proprie artiste.
La protagonista è Mai, leader del gruppo pop Happy Fanfare, una delle tante formazioni costruite attorno all’immagine di ragazze giovani, sorridenti e soprattutto sentimentalmente irraggiungibili. A garantire questa illusione contribuisce la rigida clausola “No Love”, che vieta alle componenti del gruppo qualsiasi relazione sentimentale.
Quando una compagna della band viene travolta da uno scandalo per essere stata fotografata con un ragazzo, Mai comprende quanto fragile sia l’equilibrio su cui poggia la propria carriera. L’incontro con Kei, un giovane musicista di strada, la porta però a mettere in discussione quel sistema. La seconda parte del film abbandona progressivamente il melodramma romantico per trasformarsi in un intenso legal drama. Il regista evita accuratamente i toni sensazionalistici. Non ci sono grandi esplosioni emotive né facili contrapposizioni tra buoni e cattivi: la critica al sistema emerge attraverso piccoli gesti, silenzi e rinunce, mettendo in luce un meccanismo che limita progressivamente la libertà delle protagoniste fino a privarle della possibilità di vivere un’esistenza ordinaria. Ottimo il cast: Kyoko Saito, ex componente del gruppo idol Hinatazaka46, interpreta Mai con grande misura, mentre Yuki Kura dà vita a un Kei discreto e rassicurante, lontano dagli stereotipi del principe romantico. Con uno stile asciutto e privo di enfasi, Love on Trial costruisce così una riflessione delicata ma incisiva sul rapporto tra libertà personale e sfruttamento dell’immagine pubblica, confermando ancora una volta la sensibilità di Koji Fukada nel raccontare personaggi intrappolati in strutture sociali che sembrano impossibili da scardinare.