
Il recente cinema slovacco continua a sorprendere e Potopa ne è una delle conferme più convincenti. Ambientato all’inizio degli anni Ottanta, il film racconta la storia di Mara, una ragazza di quindici anni che sogna di diventare pilota mentre il suo villaggio, nella Slovacchia orientale, è destinato a scomparire sotto le acque della futura diga di Starina. Da questo semplice spunto nasce un racconto di straordinaria forza emotiva, che intreccia il conflitto tra padre e figlia, la perdita delle proprie radici e il desiderio di costruirsi un futuro diverso. Pur mantenendo uno sguardo intimo sui suoi personaggi, Potopa riesce a trasformare una vicenda locale in una riflessione universale sulla libertà, sul peso delle convenzioni sociali e sulle conseguenze del progresso imposto dall’alto. La scomparsa del villaggio diventa così la metafora di un’intera cultura destinata a essere cancellata, mentre il regime socialista resta una presenza costante ma mai invadente, capace di amplificare il senso di oppressione che attraversa tutto il racconto.
Straordinaria la prova della giovane Sára Chripáková, che interpreta la protagonista con naturalezza e intensità, rendendo credibile ogni momento della sua silenziosa ribellione. Il film evita facili sentimentalismi e sceglie un finale aperto, coerente con un’opera che preferisce suggerire piuttosto che offrire risposte definitive.
Candidato all’Oscar 2027 come miglior film internazionale dalla Slovacchia.