ROSE OF NEVADA

Ambientato in un villaggio di pescatori della Cornovaglia, il film racconta il misterioso ritorno del peschereccio Rose of Nevada, scomparso trent’anni prima durante una tempesta insieme al suo equipaggio. La sua ricomparsa innesca un racconto che mescola viaggio nel tempo, fantasmi e riflessione sul peso del passato. Dopo il ritrovamento dell’imbarcazione, alcuni pescatori decidono di rimetterla in mare. Tra loro ci sono Nick, giovane riflessivo, e Liam, più impulsivo e disilluso. Una volta rientrati dalla battuta di pesca, scoprono però di essere tornati nel 1993, tre anni prima della nascita di Nick. Gli abitanti del villaggio li scambiano per due uomini scomparsi in mare decenni prima, mentre Liam sembra adattarsi senza difficoltà alla nuova esistenza, accettando una famiglia e una vita che non gli appartenevano. Nick, invece, vive questa realtà alternativa come una prigione esistenziale. Il film utilizza il soprannaturale non tanto per costruire la suspense quanto per interrogare il rapporto tra generazioni, memoria e appartenenza. Il mare diventa il luogo in cui convivono vita e morte, passato e presente, mentre la comunità di pescatori appare sospesa in un tempo immobile, incapace di emanciparsi da un destino tramandato di padre in figlio. Jenkin riflette così sull’eredità delle comunità costiere, sulla precarietà del lavoro in mare e sul peso delle aspettative collettive. Un’opera enigmatica e profondamente evocativa, che trasforma una semplice storia di fantasmi in una meditazione sul tempo, sul destino e sul legame indissolubile tra un luogo e chi lo abita.

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