COLD FISH

Con Cold Fish, presentato in concorso a Orizzonti alla Mostra di Venezia del 2010, Sion Sono conferma di essere uno dei cineasti più radicali e imprevedibili del cinema contemporaneo. Al centro del film c’è Shamoto, proprietario di un piccolo negozio di pesci tropicali, uomo mite e dimesso, incapace di imporsi tanto sulla nuova moglie quanto sulla figlia Mitsuko. La sua esistenza ordinaria viene sconvolta dall’incontro con Murata, apparentemente cordiale e disponibile, ma in realtà assassino seriale insieme alla moglie. Quello che comincia come un rapporto di amicizia si trasforma progressivamente in un incubo dal quale Shamoto non riesce più a sottrarsi. È proprio questo passaggio dalla normalità all’abisso a interessare maggiormente Sono. Cold Fish non è soltanto un film sulla follia di un serial killer, né una semplice variazione sul tema dell’uomo comune trascinato suo malgrado nel mondo del crimine. Murata rappresenta piuttosto la versione mostruosamente esasperata di una società fondata sulle convenzioni, sulla rispettabilità e sulla necessità di conformarsi. La violenza non arriva quindi dall’esterno: sembra essere già contenuta, come un germe, all’interno della normalità quotidiana. Il percorso di Shamoto diventa così una sorta di apprendistato al male. La sua trasformazione non avviene attraverso un improvviso cambiamento, ma per gradi, quasi impercettibilmente, fino a quando non diventa impossibile distinguere la vittima dal carnefice. Sono porta questa logica alle estreme conseguenze nel finale, una conclusione capace contemporaneamente di annichilire, divertire e lasciare lo spettatore senza punti di riferimento. Cast incredibile.

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